venerdì 24 marzo 2017

La maschera della Morte Rossa - Poe

Ultima ora del sabato.
Subito un attivatore dopo la lettura delle prime righe del racconto "La maschera della Morte Rossa" del nostro amato Edgar Allan Poe:

Mentre in paese la peste sta uccidendo migliaia di persone, un principe di nome Propspero si rinchiude in un palazzo fortificato portando con sé cavalieri e dame a lui fedeli, oltre che provviste di cibo e tutto ciò che può rendere lieto il soggiorno forzato, come buffoni di corte e soprattutto buon vino.
Dentro il castello prevale il divertimento, fuori la morte. Tutto ciò che si trova  fuori non può entrare all’interno per nessun motivo, anche perché sono state sigillate porte e finestre per impedire un eventuale contagio.
Un giorno il principe decide di dare a corte una festa con un ordine preciso per tutti gli invitati:  indossare una maschera… immagina come potrebbe continuare la storia.

 
Secondo Alice e Sophia il principe ad un certo punto diventa dispiaciuto per le persone fuori e prova a mandare qualche servo ad aiutare i poveri e qualche medico, pagato a peso d’oro, a curare gli ammalati, ma nessuno si fa carico di questi compiti e la peste, ormai penetrata anche dentro al castello, ucciderà tutti. Non il principe però, che preferisce  uccidersi da solo impiccandosi ed il suo fantasma, che la notte si sente piangere, ancora sopravvive all’interno del castello.
Secondo Riccardo P. il principe avrebbe voluto indossare per forza una maschera rossa che teneva alla vecchia residenza, quindi si  copre il volto per non essere contagiato ed uscire fuori dal castello. La peste però si diffonde facilmente e questa uscita lo fa ammalare. La peste quindi si diffonde tra gli invitati e tutti muoiono.
Stessa idea di Luca: il principe avrebbe voluto una maschera stupefacente e, credendo di non venir accontentato da nessun altro nella scelta, decide si uscire lui stesso. L’uscita sembra andata bene, non incontra nessuno, ma al ritorno si accorge di avere i sintomi tipici dell’epidemia ed infatti si è preso la peste, diffondendola tra tutti gli invitati.
Anche nella storia di Alex un soldato di corte che avrebbe voluto partecipare alla festa esce per andarsi a prendere una maschera da un’altra parte e, rientrato, diffonde il contagio.
Secondo Giulia la storia potrebbe avere un lieto fine ed essere meno tetra rispetto alle atmosfere gotiche create di Poe. Al castello si presenta una contadina attirata dalla musica e viene fatta entrare perché molto bella. Il principe vuole conoscerla e lei gli fa notare il grande spreco di risorse che potrebbero essere spese per aiutare la povera gente che fuori sta morendo.  Il principe decide si investire i suoi soldi per la costruzione di un ospedale per curare gli appestati e, una volta calmata l’epidemia, i due si sposeranno e lei sarà ricordata dal suo popolo come “la principessa buona”.
Anche Christian pensa ad un finale fiabesco, perché no? La contadina che si presenta al castello indossa una maschera decorata a mano elegantissima ed ha modi gentili. Balla con il principe ma ad un certo punto scappa, perde la maschera e il principe, ormai innamorato, va a cercarla in tutto il paese per ritrovarla e, misurata a tutte le ragazze la maschera, alla fine la ritrova e la sposa. Una storia tipo Cenerentola, insomma.
Va be’… però fuori c’è la peste!
Alessandro G. torna ai toni horror di inizio storia e alle atmosfere cupe di Poe.
Gli invitati si presentano alla festa con maschere in volto molto strambe, quindi nessuno sa chi è colui che ha davanti. La stanza è addobbata con giganteschi candelabri e luci colorate. Nel lato destro c’è un buffet molto ricco, con dolci e frutta, nel lato opposto c’è un orchestra che suona musica divertente. Gli invitati sono su di giri, ballano e bevono vino. Ogni tanto la musica si ferma per permettere lo scambio di coppie e poi riparte. Intorno alla mezzanotte tutto cambia, l’atmosfera diventa cupa, le luci si spengono, l’orchestra smette di suonare. Improvvisamente appare una sagoma tutta nera dal volto bianco come un cadavere. I partecipanti rimangono senza parole, non sanno chi sia quell’uomo e rimangono il più possibile lontani da lui, ma porte e finestre sono sbarrate e la stanza buia accresce il terrore che si diffonde tra gli invitati. L’orribile figura ad un certo punto emette un suono talmente assordante da sfondare i timpani. Tutti gli invitati, tramortiti dal suono, cadono a terra, per non rialzarsi più. Dai loro occhi fuoriesce del sangue e i loro corpi sembrano come di colpo asciugati. La peste era penetrata nei loro corpi e li aveva uccisi uno ad uno. Nel castello non rimane più nessuno e si dice che sia rimasto un posto maledetto in cui nessuno è mai più riuscito ad entrare”
Anche Sara e Riccardo  parlano di un uomo misteriosamente infiltrato alla festa che semina la pestilenza. Nella storia di Sara un uomo dalla maschera rossa aveva affascinato tutti e, al momento di rivelare la sua identità, aveva mostrato chiazze in volto a testimonianza dell’epidemia che lo aveva colpito. Anche un posto sicuro come il castello del principe era stato raggiunto dalla peste e in quel paese tutti erano morti, dal primo abitante all’ultimo.
Pure Eleonora parla di un invitato che, più che coprirsi il volto, si copriva il collo con una grande sciarpa e con le mani. Caduta la sciarpa, tutti si accorsero che era pieno di piaghe e anche lui, appestato, contagia tutti e la morte entra anche dentro il castello.
Lo stesso Alessio racconta di un invitato che si accascia a terra e muore improvvisamente. I ratti erano riusciti a penetrare dallo scantinato e i bacilli della peste si erano diffusi anche lì dentro, Solo due ragazzi rimangono in vita perché immuni al bacillo e vengono considerati quasi degli stregoni, successori di Chalchiutotolin, dio delle  guarigioni azteco.
Maria dice che a corte c’è un giullare che voleva da tempo vendicarsi dei torti subiti dal principe, così approfitta per portare alla festa un appestato, travestendolo, e diffondere la pestilenza in tutto il castello. Il principe si accorge dell’inganno ma è ormai troppo tardi: la notte non riesce a dormire perché sente tutti i sintomi della malattia. Dopo poco morirà insieme a tutti gli altri.
E Alessandro R. inventa una sua storia dentro la storia…
“La festa stava per cominciare. Intanto la morte rossa, o peste, imperversava fuori decimando la popolazione. I sudditi del principe erano in collera con lui perché, invece di aiutarli, li aveva abbandonati. Molti avevano tentato di entrare nel castello, ma venivano respinti dalle guardie fisse davanti al portone di ingresso. Prima dell’inizio della festa, alcuni coraggiosi cavalieri dovettero uscire per prendere delle provviste, visto che stavano finendo perché il soggiorno forzato si era protratto più del previste e la festa che stava per cominciare avrebbe fatto terminare tutto il cibo rimasto. Questo era il momento che un uomo rimasto fuori di nome Enrico stava aspettando da tempo. Enrico voleva vendetta ed incolpava il principe Prospero di aver fatto morire sua moglie e sua figlia senza neanche tentare di aiutare il suo popolo e abbandonandolo al suo destino. Enrico inizialmente era sopravvissuto al contagio, ma la buona sorte che lo aveva in un primo tempo risparmiato poi lo tradisce, infatti gli erano comparsi sul collo numerosi bozzoli infetti. L’uomo si era ormai rassegnato a morire, ma prima voleva vendicarsi. Aveva saputo da un invitato di corte espulso dal castello che il principe aveva intenzione di fare una festa mascherata e decide di infiltrarsi sicuro che, mascherato, nessuno avrebbe potuto capire che era ammalato. Doveva agire in fretta però, perché il decorso della malattia era molto rapido e le forze lo stavano piano piano abbandonando. Si finse uno dei cavalieri appena tornati dalla missione di raccolta delle provviste ed entrò nel castello. Solo una guardia nutrì qualche sospetto perché non gli sembrava un volto conosciuto, ma si disse che nessuno dal paese appestato avrebbe avuto la forza di arrivare fino a lì e nessuno avrebbe certo potuto sapere che si stava tenendo una festa in un clima di morte così nero. Una volta entrato nel castello, Enrico si mise una maschera per precauzione, si nascose in una stanza e attese l’inizio dei festeggiamenti. Il suo piano era quello di toccare più persone e cose possibili, in modo da infettare tutto e tutti. Il dolore però stava diventando insopportabile, forse si era sforzato troppo, quindi emise un grido e cadde a terra.  Gli ospiti del castello, non sospettando nulla, sentito il grido, accorsero nella stanza e cercarono di aiutare quest’uomo caduto per terra. Quando gli tolsero la maschera, si accorsero che l’uomo era infetto, così Prospero, preso dal panico,  lo uccise con un colpo di spada, senza pensare alle terribili conseguenze del suo gesto: il sangue era schizzato ovunque, addosso agli invitati, sui mobili e sulle pareti. I servi avevano provato a rimuovere subito il corpo di Enrico e a ripulire tutto, ma ormai non c’era più nulla da fare: la morte rossa si era impadronita del castello e riservò agli ospiti la stessa sorte toccata alle persone rimaste fuori. Il principe Prospero, in un ultimo tentativo di salvare la vita, si chiuse in una stanza da solo per giorni e giorni, ma intorno a lui tutti stavano morendo uno dopo l’altro e la stessa cosa capito anche a lui. La vendetta di Enrico era stata compiuta”.
 

La lettura continua con l'inquietante descrizione delle stanze del palazzo reale.
Attività di reading workshop legate all'ascolto (ricordiamo che i ragazzi non hanno a disposizione il racconto perché la lettura avviene a voce alta da parte dell'insegnante):  
1) Prova a disegnare la piantina del palazzo del principe Prospero, riproducendo fedelmente i colori di tutte le stanze       
        
2) Prova a ricordare più particolari possibili e stila un elenco sul quaderno
  • 7 stanze disposte in modo irregolare
  • Svolta brusca ogni 20 m – Corridoi tortuosi
  • Finestra gotica - Vetri colorati - Ogni stanza di un colore diverso a seconda della predominanza delle decorazioni
  • Stanza turchina
  • Stanza purpurea
  • Stanza verde
  • Stanza arancione
  • Stanza bianca
  • Stanza violetta
  • Stanza nera con vetri scarlatti
  • Tanti ornamenti ma niente luci o candelabri, solo un tripode con il fuoco acceso che creava immagini variopinte con il vetro riflesso, ma nell’ultima stanza la luce del fuoco dava immagini paurose e nessuno si avvicinava
  • Sembrano prendere vita, insieme alle immagini riflesse dal fuoco, anche i sogni ed i pensieri.
  • Nell’ultima stanza orologio d’ebano con un pendolo che suonava forte ad ogni ora bloccando musica e festeggiamenti
E poi la scena dell'arrivo di questa maschera spaventosa che semina morte tra tutti gli ospiti del castello, primo fra tutti il principe Prospero.
La maschera come personificazione della morte, della peste che sta falcidiando tutti coloro che vengono a contatto con lei, anche quelli che cercano in tutti modi di sfuggirla.
Già, la peste...
una epidemia che nel corso dei secoli ha provocato la morte di milioni di persone di qualsiasi età e appartenente a qualsiasi ceto sociale.
Nuova attività di reading workshop:
OLTRE AD EDGAR ALLAN POE, ALTRI SCRITTORI CLASSICI HANNO PARLATO DELLA PESTE.
I BRANI PIU’ FAMOSI RIGUARDANO “IL DECAMERON” DI GIOVANNI BOCCACCIO E “I PROMESSI SPOSI” DI ALESSANDRO MANZONI.
DIVIDENDOCI IN GRUPPI, SVOLGEREMO UN’ATTIVITA’ COLLABORATIVA IN CUI LEGGEREMO, COMPRENDEREMO E SINTETIZZEREMO ALCUNI DEI BRANI SOPRA CITATI.
Questo il risultato finale:

 LA PESTE NELLA CORNICE DEL DECAMERON
A Firenze nel 1348 arrivò la peste e mentre in Oriente le persone si accorgevano del contagio perché usciva loro il sangue dal naso, in Occidente apparivano dei bubboni a cui seguivano chiazze nere in tutto il corpo che portavano ad una morte certa poiché i medici non riuscivano a trovare le cure. Al terzo giorno dal contagio, con o senza febbre, le persone venivano uccise dall’epidemia. La peste si propagava tra le persone, ma anche tra le persone e gli animali. Due maiali strofinano i loro musi su uno straccio trovata per strada, appartenuto ad una persona contagiata, e dopo poche ore caddero morti per terra anche loro.
Boccaccio descrive bene gli effetti della peste e la scena degli animali che muoiono dopo poche ore da quando hanno toccato gli stracci è molto efficace.
(Helena, Alice, Giulia e Alessandro G.)

XXXI CAP. DEI PROMESSI SPOSI: LA PESTE SI DIFFONDE A MILANO


La peste nel 1630 era arrivata a Milano portata dai Lanzichenecchi e il primo uomo contagiato arrivò dai  frati cappuccini. Fu portato all’ospedale e gli fu visto un bubbone, Dopo qualche giorno morì e  morirono anche le persone che avevano cercato di aiutarlo. Vennero bruciate tutte le sue cose personali, ma la peste si diffuse lo stesso. Inizialmente l’epidemia non dette preoccupazioni, poi fu condotta al cimitero su un carro una intera famiglia morta per far vedere i segni della peste a tutta la città. Tutti rimasero spaventati e iniziarono a preoccuparsi, ma ormai era troppo tardi.
Manzoni dà un senso di terrore descrivendo come è cominciata la peste.
(Sophia, Sara, Riccardo R., Eleonora)

 XXXV CAP. DEI PROMESSI SPOSI: DON RODRIGO E’ CONTAGIATO DALLA PESTE
In questo brano Don Rodrigo si accorge di essere stato contagiato dalla peste.
Dopo una serata di festeggiamenti, in cui aveva preso in giro le persone che erano morte, comincia a sentirsi stanco e affannato, così torna a casa in silenzio e va subito a dormire.
La coperta gli sembra pesante come una montagna e non riesce a trovare pace per il caldo che sente dentro di sé. Si addormenta ma fa solo brutti sogni. Al risveglio gli dà noia la luce e sente un dolore dalla parte sinistra. Il cuore gli palpita violentemente nel petto, nelle orecchie sente un ronzio e si sente ancora più accaldato e stanco di quando era andato a letto. Don Rodrigo si accorse che gli era spuntato un bubbone e fu preso dal terrore che andassero a prenderlo i monatti per portarlo nel lazzaretto dove si trovavano tutti gli ammalati di peste.
Manzoni è bravo a descrivere gli effetti della peste sul corpo di Don Rodrigo ed è vero che quando stiamo male di notte siamo agitati e non si riesce a dormire, figuriamoci lui che sapeva di avere una malattia mortale!
(Maria, Alexandro, Andrea)

XXXIV CAP. DEI PROMESSI SPOSI: LA MADRE DI CECILIA
Una donna giovane, ma molto provata dalle vicende della vita, è costretta ad affrontare la  morte della figlia, uccisa dalla peste. La donna, dalla bellezza offuscata dal dolore, è abbastanza giovane ma dimostra di avere versato molte lacrime. La figlia di 9 anni, anche se morta, appare ben vestita, elegante con un abito bianco come se la mamma l’avesse dovuta accompagnare ad una festa. La donna tiene la bambina in braccio, tanto che sembra che la figlia stia dormendo. L’unica cosa che faceva capire la sua morte è la mano bianca che penzola pesantemente e in maniera innaturale. Anche il capo appoggiato sulle spalle  della madre appariva troppo abbandonato. La donna mette direttamente la bambina nel carro funebre e la affida al monatto al quale si raccomanda che si occupi di lei in modo premuroso durante la sepoltura. Poi dà un bacio in fronte  e le dice che presto si rivedranno. Al monatto ricorda poi di tornare la sera a riprendere lei e l’altra sua figlia, visto che la loro morte sarà imminente.
La peste quando passa non guarda in faccia a nessuno come succede con la falce che taglia tutta l’erba del prato, sia quella più alta che quella più bassa, come il fiorellino ancora in boccio. Manzoni sceglie di descrivere la peste raccontando un episodio di vita familiare comune, invece di ricorrere a descrizioni che mettono in primo piano le stragi e la morte di tante persone, e questo è molto efficace. Con il paragone finale vuole in più far capire che la peste colpisce tutti senza distinzioni, sia vecchi che bambini, e l’idea della falce che pareggia tutta l’erba rende bene l’idea.
(Alessandro R., Luca, Alessio, Riccardo P.)
Un'ultima attività di reading workshop:
 Inventa tu una storia che abbia una delle seguenti ambientazioni:
- una sfilata di Carnevale in cui accade qualcosa di veramente misterioso
- una improvvisa diffusione di una epidemia pericolosa per tutta l’umanità.
Tieni presente le caratteristiche del racconto:
1) introduzione della storia
2) inizio della storia
3) climax, ovvero momento culminante
4) la storia volge al termine
5) conclusione della storia                        
 Alcuni hanno sviluppato la traccia ambientata in atmosfera misteriosa-carnevalesca

Alessio descrive una sfilata di carri allegorici in cui uno appare molto inquietante, una specie di nave fantasma avvolta da una strana nebbiolina verde che porta malori e poi la morte ai giudici di gara, vendicandosi con loro per averla giudicata perdente nelle edizioni del Carnevale precedenti.
Sophia ci dice che due giovani coniugi, invitati ad una festa in maschera, riconoscono un loro amico, travestito da vampiro, che ritrovano misteriosamente ucciso ed indagano sulle cause della sua morte.
Sara parla invece di una misteriosa maschera che si aggira al Carnevale di Venezia e che svanisce improvvisamente in acqua e anche Helèna per la sua storia sceglie la medesima ambientazione:
“E’ il 18 febbraio 2018 e ci troviamo in Piazza San Marco a Venezia.
Sono le 3:55, c’è moltissima gente ovunque perché sta per avvenire “La discesa dell’Angelo”. I rintocchi del campanile risuonano su tutta la piazza e annunciano che la manifestazione sta per avere inizio.
Boom! – ecco il rumore dello sparo che annuncia l’avvio dello spettacolo.
Tutti guardiamo in alto verso il campanile e vediamo scendere “l’angelo”, ma nessuno si è accorto che dietro la ragazza che sta scendendo si trova un misteriosa figura nera.
I percorso di discesa è quasi alla fine, ma ancora la ragazza di trova in una posizione molto alta; improvvisamente la corda si spezza e lei precipita nel vuoto, rimanendo uccisa sul colpo.
Siamo tutti sotto shock e atterriti.
La figura nera si sta facendo spazio tra la folla e ogni volta che tocca o sfiora qualcuno, questo cade a terra ed esala l’ultimo respiro.
C’è il panico!
… Adesso la  figura è svanita completamente, nessuno saprà mai chi sarà stato, ma da questo momento tutti giuriamo di non tornare mai più in questo posto.
Ecco come Venezia perderà  tutti i suoi turisti”.
 Alcuni hanno scelto invece la traccia sull’epidemia

Giulia parla di un misterioso meteorite che cade nella foresta amazzonica e che provoca una terribile epidemia che farà morire persone e animali; solo l’infuso di uno stregone riuscirà a guarire tutti gli ammalati.
Alice, che parla in prima persona fingendo di essere una studentessa universitaria,  racconta la storia di una grande azienda chimica che esplode ed i cui fumi provocano nelle persone strane trasformazioni; in Università si trova l’antidoto ed esso viene gettato dall’alto con gli elicotteri.
Alessandro G. ambienta la sua storia a Boston e parla di uno strano fungo la cui muffa attacca le cellule del cervello provocando follia e trasformazione genetica; solo una ragazzina è sfuggita al contagio e dal suo sangue venne creato un antidoto in grado di curare tutti.
Alessandro R. scrive la storia di un terribile virus che attacca il sistema immunitario in modo molto aggressivo tanto da arrivare ad uccidere più di due miliardi di persone nel mondo, la peggiore epidemia che il mondo abbia mai sperimentato.

Caro Poe,
come al solito, ci permetti di spaziare dove, come e quando vogliamo!
Grazie da parte di tutti noi.

per ascoltare di nuovo tutta la storia...



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