venerdì 24 marzo 2017

I primi passi insieme a Dante e Virgilio

Prima di cominciare il nostro viaggio nell’Inferno dantesco, rielaboriamo un po’ di appunti sulla “Divina Commedia” e facciamo qualche disegno sulla Cantica che andremo tra poco a conoscere

 
appunti e disegno di Gabriele C.
 
disegno di Gianbattista
 
Nel famoso incipit Dante dice di essersi smarrito nella selva oscura, un luogo che gli incute terrore solo a ricordarlo.
I raggi del sole che sbucano da un colle lo aiutano però ad uscire dal bosco, così cerca di allontanarsi e risalire il colle illuminato dal sole, voltandosi indietro ancora spaventato per la paura provata poco prima, esattamente come succede ad un naufrago che si volta ancora impaurito a guardare l’acqua che avrebbe potuto ucciderlo
 
 
Il cammino di Dante viene però subito interrotto perché di fronte a lui compaiono tre bestie spaventose: una lince, un leone ed una lupa, l’animale che lo spaventa più di tutti.
Noi, che già sappiamo di non doverci soffermare al significato letterale, proviamo ad indovinare cosa potrebbero simboleggiare questi 3 animali.
La lonza, o lince, è bellissima, elegante, agile, sensuale…
Chi meglio di lei potrebbe rappresentare la lussuria, ovvero il peccato dell’amore dei sensi?
Ed il leone, maestoso, testa alta, capace quasi di far tremare l’aria attorno a sé?
Semplice: la superbia!
Ed il terzo animale, quello più spaventoso?
La lupa viene descritta come magrissima nonostante la fame, dannosa per le persone che la incontrano, incapace di saziarsi…
Eh sì, questa è davvero l’incarnazione di uno dei mali peggiori dell’umanità: la cupidigia, l’ingordigia, l’avidità!
Gli uomini avidi non si accontentano mai di ciò che hanno, accumulano di continuo, desiderano tutto ciò che non hanno ed il loro motto, terribile, è “ciò che è mio è mio, ciò che è tuo è mio!”
Meglio starne alla larga…
Ma Dante questi animali se li trova tutti attorno!
Atterrito e provo di speranze, pur di allontanarsi da loro arretra verso il bosco da cui era appena riuscito ad uscire, rischiando di nuovo la perdizione.
Ma a salvarlo sarà l’intervento provvidenziale di un’anima che ha seguito tutta la scena in disparte, pronta ad intervenire nel momento opportuno.
Di chi si tratta?
La figura provvidenziale che viene in soccorso a Dante è niente di meno che il suo idolo, il suo modello letterario, ovvero il grande poeta latino Virgilio, autore dell’Eneide e simbolo, nel poema, della ragione umana.
 
 
Che emozione per Dante trovarsi di fronte ad una simile personalità!
Quando Virgilio gli parla sente chiaramente che sta arrossendo…
Il suo salvatore comunque svela che la strada da lui intrapresa non era quella giusta: per uscire dal bosco, quindi dal peccato, e trovare la retta via, quindi la salvezza, Dante dovrà compiere un viaggio ben più lungo ed attraversare l’intero oltretomba!
Nel corso di questo viaggio egli sarà la sua guida, lo accompagnerà nel percorso e gli farà conoscere le anime dei morti e gli anfratti più misteriosi dell’aldilà, però solo nei regni dell’Inferno e del Purgatorio.
Perché non il Paradiso?
Il motivo è semplice: Virgilio, essendo nato prima del cristianesimo, si relegato nel Limbo, dove si trovano le anime di tutti coloro che sospirano in eterno per non aver potuto conoscere la predicazione di Gesù, pertanto  non può essere considerato degno di entrare nel regno di Dio.
Ma lo lascerà comunque in buona compagnia: accompagnerà Dante nel Paradiso la stessa Beatrice!!
Wow!! Quante emozioni tutte in una volta!!
Dante non si sente affatto degno di avere il privilegio di scendere nell’oltretomba, ma Virgilio lo rincuora ancora una volta dicendo che è direttamente Dio che lo vuole perché così lui, uomo mortale, potrà tornare sulla terra e dimostrare agli uomini che ancora sono vivi quale sarà la loro sorte in base ai comportamenti che stanno tenendo.
Insomma: questo Virgilio è proprio un grande!!
Bene!
Riflettiamo come sempre, perché a noi piace fare letteratura calandola nella realtà, riuscendo a trovare nei passi letti appigli alla realtà di tutti i giorni,alle situazioni che stiamo vivendo.
Conosciamo anche noi persone che, come Virgilio, si sono dimostrate pronte a venire in nostro soccorso nei momenti di maggior bisogno?
Ok! Qui ci sta benissimo la nostra sessione di writing workshop che stiamo cominciando a sperimentare sempre più spesso.
Pronti con gli step?
- 5/10 minuti per spiegare l’attivatore:
una persona che in un momento di difficoltà mi è stata di grande sostegno;
- 35/40 minuti di scrittura individuale aperta a consulenze con docente e compagni;
- 10 minuti di condivisione. 
 
Questi, in sintesi, i risultati del  laboratorio: 
Elena parla di sostegno ricevuto dagli amici, in particolare Antonio, capace di “risollevarmi l’animo ogni volta che ne ho avuto bisogno, mai tirandosi indietro”.
Marco parla del suo amico Giovanni che si è preso la colpa di aver organizzato uno scherzo per un altro amico quando invece l’idea era venuta a lui.
Che bello avere amici così!
Anche Sofia M. parla di una sua amica, Vittoria, che la sostiene nelle difficoltà riscontrate soprattutto durante le partite di pallavolo, lo sport che lei ama.
“Vittoria mi ha sostenuto nei momenti in cui le cose non mi riuscivano e stavo quasi per abbandonare questo sport. Lei mi ha incoraggiata molto a continuare e mi ha sempre detto che noi siamo una squadra, che bisogna essere tutte unite e non separarsi mai”
Sofia ne approfitta per tessere le lodi della pallavolo che “come sport di squadra mi insegna ad essere sempre più grintosa e ad unirmi con gli altri nel momento del bisogno”
Questa Vittoria deve essere davvero una bella persona perché viene nominata anche da Ginevra:
“Durante un allenamento di pallavolo io ho perso una palla assurda perché ero distratta, pensavo alla posizione, alla difesa, insomma non ero concentrata. La palla è andata e non me ne ero quasi accorta… mi sono sentita addosso le grida delle mie compagne arrabbiate. E’ stato un momento molto brutto: avevo tutte le persone attorno a me contro di me. Tutte tranne una, Vittoria, mia amica e capitano della squadra. E’ venuta da me e ha detto alle altre che non era successo nulla di grave e che momenti di distrazione possono capitare a tutte. In pochi minuti mi ha aiutato un sacco perché qualcuno mi stava difendendo! E’ come se mi avesse tirato fuori da un tunnel in cui sentivo solo grida. Può sembrare una cosa da niente questo episodio, ma io mi ero molto demoralizzata e lei mi è stata di grande sostegno. Prima di ricominciare ha battuto le sue mani contro le mie (noi facciamo sempre così), mi ha abbracciato sussurrandomi: - Non preoccuparti, non è successo niente, su! – così mi ha ridato un po’ più di fiducia che in pochi attimi credevo avere completamente perso”.
Grande Vittoria! Le faremo sapere che ben due testi sono stati dedicati a lei, che ne dite?
Anche Alessia parla del sostegno ricevuto da delle sue compagne di ginnastica ritmica nel corso di una esibizione molto emozionante: “arrivata alla palestra in cui si svolgeva la gara, venni presa dall’ansia, mi sembrava di sentirmi male, non riuscivo a parlare e a malapena riuscivo a muovermi. Dopo un po’ mi ripresi, ma non mi sentivo lo stesso in grado di presentarmi nel palco e tutta la paura ricominciò daccapo”. Senza di loro non ce l’avrebbe fatta probabilmente…
E ancora di amicizia in ambito sportivo parla Filippo: “Mi ricordo molto bene un episodio che riassume un po’ la situazione di Dante con Virgilio. Un giorno, durante una delle tante gare di ciclismo, non mi sentivo molto bene e infatti, prima di partire, un mio amico e compagno di squadra se n’era accorto. Comunque partii lo stesso. Dopo pochi km il mio problema fisico si era fatto sentire ed infatti iniziai ad andare sempre più lento e a staccarmi dal gruppo. Il mio amico, appena si accorse della situazione, ha abbandonato il gruppo per venire in mio soccorso e infatti, grazie a lui, riuscii a raggiungere gli altri e alla fine della gara lo ringraziai perché era stato l’unico che mi aveva aiutato e che mi aveva fatto seguire “la retta via”, come fa Virgilio con Dante.”
Ancora solidarietà sportiva nel testo di Riccardo S.: “Mi ricordo come se fosse ieri che ero in panchina con il pensiero di entrare in campo e poter commettere qualche sbaglio. Il mister, prima che iniziasse la gara, aveva detto che bisognava rimanere concentrati per tutta la partita. Il primo tempo si era concluso e l’allenatore poteva effettuare solo tre cambi. Tra quei tre speravo che non ci fosse il mio nome perché non mi sentivo all’altezza. Chiamò i primi due nomi e restava da chiamare il terzo. Avevo un’ansia che mi dava quasi la nausea e mi faceva accelerare i battiti del cuore. Disse proprio il mio nome! Entrai in campo molto timoroso e preoccupato. Iniziò il secondo tempo, toccai il primo pallone e sembrava tutto ok. La mia squadra dominava, aveva fatto molte più azioni di goal andando in vantaggio per 2 reti a 0. Mancavano pochi minuti alla fine quando gli avversari ripartirono in contropiede e, nonostante il giocatore dell’altra squadra fosse più vicino alla porta, entrai in scivolata colpendo prima la palla e poi le gambe dell’avversario. L’arbitro indicò l’aria di rigore ed io, disperato, mi misi a piangere. Alcuni compagni si arrabbiarono con me, tranne uno, Giulio. Mi rassicurò dicendomi che non avevo colpa e mi spronò ad impegnarmi e continuare la partita. Mancavano proprio pochi secondi alla fine, quando mi arrivò la palla e la calciai con tutta la potenza che avevo indirizzandola verso la porta avversaria e facendo un assist bellissimo con il mio compagno, colpendo la palla di testa e facendola finire in rete. Andai ad abbracciare Giulio, lo ringraziai e mi scese una lacrima di gioia. Lui mi sostenne ancora una volta dicendo che quando mi capitava una cosa del genere non mi dovevo abbattere, ma dovevo farmi forza e credere di più in me stesso”.
Nadia ci rivela invece che il suo “Virgilio” è stato un bambino che alla materna la difendeva da un compagno violento che era arrivato anche a picchiarla: “Il mio Virgilio veniva in mio soccorso, mi consigliava di non considerarlo dicendomi che quello era il suo modo di esprimersi e andava subito a chiamare la maestra. Lo sentivo molto vicino, tanto è  vero che ancora siamo amici. Non è bello il ricordo che è legato a lui, però anche queste esperienze nella vita fanno capire che i veri amici si individuano con il passare del tempo e non tutte le persone che conosciamo possiamo considerarle vere amiche”.
Gabriele C. descrive il bellissimo rapporto con la madre, con cui divide momenti belli e brutti, dicendo che sua madre “è sempre solare, sorridente e gentile, non solo una “mamma” ma anche una amica e una consulente. La migliore di tutte. Mi dice sempre che sono forte e che, se lei non mi potrà aiutare sempre, io comunque ce la potrò fare da solo. Mi aiuta quando studio, mi ascolta quando suono la chitarra e mi fa i complimenti, mi incoraggia a camminare con lei, mi sostiene quando voglio cucinare io, poi andiamo insieme in centro e a comprare i materiali che servono per la scuola. In questo momento mi sta aiutando a scegliere la scuola superiore cercando di rispettare i miei interessi” (che invidia una mamma come la tua  Gabriele!!), mentre Eugenio racconta episodi in cui il padre lo ha aiutato a superare momenti di paura, anche quelli legati alle discese pericolose dei parchi avventura!
Anche Giacomo parla del sostegno ricevuto dalla madre che gli ha impedito di piangere, ad esempio, nel corso del ricovero di suo nonno e che ha sempre cercato di fargli pensare positivo.
Vanessa parla invece del sostegno ricevuto dai parenti, zia e cugini in particolare, durante dei brutti episodi riferiti ad un suo ricovero in ospedale e alla morte della nonna.
Rimanendo in ambito parentale, anche Gianbattista ci dice che, nonostante il rapporto conflittuale, sua sorella più grande lo ha aiutato più volte a fare i compiti di matematica e geometria oppure non ha riferito ai genitori qualche marachella di troppo…
Paras racconta invece di quando una vicina di casa lo aveva accompagnato in pronto soccorso perché aveva subito una brutta frattura durante un gioco in cortile.
Giulio S. parla delle prof che lo hanno aiutato ad essere più sicuro in se stesso, mentre l’altro Giulio dice che ad aiutarlo nei momenti in difficoltà non c’è proprio nessuno e questa cosa lo fa molto arrabbiare!
Un po’ la stessa cosa che afferma Sofia B.: di fronte alle difficoltà non ha nessuno in mente che viene in suo soccorso, anzi, ricorda episodi in cui è stata lei a offrire il suo aiuto per far evitare ad altri brutti guai, come al compagno di banco Gianbattista che non aveva studiato la lezione di geografia.
 Bene!
A questo punto non ci resta che seguire Dante e Virgilio nella loro avventura straordinaria che sta per cominciare.
Brrr…. già le parole scritte nella porta dell’Inferno mettono i brividi!
La porta, parlando in prima persona, dice che oltrepassandola si entrerà in una città di dolore eterno e priva di speranza.
LASCIATE OGNI SPERANZE, VOI CH’ENTRATE!!
Messaggio lapidario e terrificante, non c’è che dire!
 
porta dell'Inferno disegnata da Daniele
 
porta dell'Inferno disegnata da Michele
 
porta dell'Inferno disegnata da Sofia B.
 
porta dell'Inferno disegnata da Filippo
 
Prima di aprire questo portone riflettiamo di nuovo:
in quale altro luogo immagini potrebbe trovarsi la scritta “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate?”  
In tribunale (Elena) aiuto!! Spero di no!
In ospedale (Sofia B.) Doppio aiuto!! Spero ancora di no!
In ospedale, ma nel senso positivo di lasciare la speranza in mano ai dottori (Gianbattista)
Al cimitero perché i morti non torneranno più in vita (Nadia, Marco, Gabriele C., Vanessa, Alessia, Eleonora, Giulia)
In una casa abbandonata (Alessia)
In un manicomio (Alice)
Allo stadio (Gabriele C., Sofia M.)
Nel portone della scuola (Sofia B., Ginevra, Alexandru T., Helèna)
Davanti alla porta dell’ufficio della preside (Michele, Ginevra)
In un’aula particolarmente confusionaria (Gabriele C., Ginevra)
Nel patibolo della ghigliottina ai tempi della Rivoluzione francese (Sofia M.)
In Siria, perché è paese islamico in cui c’è la guerra (Giacomo)
Nella mia camera perché spesso è a soqquadro (Riccardo S., Maria)
Nella copertina del quaderno di matematica (Giulio B.)
Sulla prima pagina di qualsiasi sito internet perché quando si entra potremmo non uscirne più (Filippo)
Nella porta di casa mi a riferendomi al mio cane Carlotta che morde le caviglie delle persone che non li salutano (Maria)
Nella porta di un tempio Maya perché i fedeli potevano essere uccisi come sacrifici umani (Alessandro G., Andrea)
In un carcere di massima sicurezza (Alessandro R.)
Nella porta di casa mia perché la mia mamma non dà speranza (Riccardo E.)
Nella porta di casa di mio zio che non fa altro che parlare di scienze e poi devo stare attenta per forza perché ogni tanto dice: “Quindi la risposta è?” e se non rispondo ricomincia con la spiegazione! (Sophia)
Mi viene in mente il mondo del lavoro e, sentendo i miei genitori, il momento di andare in pensione (Riccardo P.)
Nel portone di ingresso dei licei classici e scientifici perché per studiare si devono patire le pene dell’inferno e poi non danno accesso diretto al mondo del lavoro (Alessio)
 
E ora scrittura breve.
 
 
Esercitazione di quick-write a partire dalla seguente traccia:
Cos’è la tua “città dolente”? Qual è la cosa che sai di dover affrontare per forza ma di cui faresti volentieri a meno?
La matematica (Giulio B.)
Le lingue straniere (Andrea)
Venire a scuola il lunedì mattina ed essere interrogata (Elena)
Tornare da scuola e ripartire subito per la fisioterapia (Nadia)
Prendere le medicine che hanno un gusto cattivo (Marco, Sofia M.)
Fare le lezioni solfeggio alla scuola di musica (Gabriele C.)
Dover andare in ospedale (Sofia M., Sofia B., Giacomo, Michele)
Fare le visite mediche con le prove da sforzo (Sofia M.) perché sono molto faticose, le gambe fanno male e i medici, spesso poco simpatici, attaccano ventose viscide nel corpo (Ginevra)
La scuola che comincia al mattino troppo presto, sarebbe meglio cominciasse verso le 10:30 (Riccardo S.)
Aspettare la corriere dopo la scuola con lo zaino pesante (Ginevra)
Andare a catechismo (Alessia, Riccardo R.)
Essere stressato subito dopo pranzo per fare i compiti (Filippo)
Dover fare i compiti e sprecare le ore del pomeriggio che potrebbero essere dedicate a stare fuori con gli amici, senza contare che ho anche un impegno sportivo importante ogni domenica (Alessandro G., Alessio)
Dover andare a fare la spesa con i miei genitori: prima mi dicono che posso prendere quello che mi pare, poi non lo fanno: in 12 anni di spesa solo una volta mi hanno fatto prendere quello che volevo perché era il mio compleanno (Riccardo R.)
Studiare i brani difficilissimi di musica (Alessandro R.)
Andare dal dentista: ho paura che possa trovarmi una carie o che mi dica che devo mettere l’apparecchio ai denti (Alice)
Fare i compiti, ma solo quando sono troppi, strigliare la criniera dei cavalli e asciugarmi i capelli (Maria)
Apparecchiare la tavola (Riccardo E.)
Studiare le materie che so non approfondirò alle superiori, ad esempio musica, tecnologia, arte e sport (Helèna)
Andare alla lezione di musica perché la mia insegnante è molto esigente e io non posso suonare il flauto ogni giorno per un’ora come vorrebbe lei perché ho anche da fare tanti compiti (Sophia)
Le interrogazioni perché mi mettono sempre ansia (Riccardo P.)
Gli esami di terza media, specialmente la prova orale (Giulia)
Fare i compiti, anche se i lavoretti di Geografia sugli stati europei li faccio molto volentieri (Eleonora)
 
Quanta attualità nel nostro Dante...
 
 
 

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