lunedì 9 ottobre 2017

Un albo illustrato per riflettere sulle disuguaglianze sociali: L'Altracittà



In preparazione alla tematica del meeting sui Diritti Umani, quest'anno incentrata sulle disuguaglianze sociali, abbiamo letto l'albo illustrato L'Altracittà scritto da Mia Lecomte, scoprendo la meraviglia del mondo degli albi, libri troppo poco utilizzati nella scuola in generale e nella secondaria in particolare.
Dopo una prima osservazione delle sole immagini, da cui sono subito scaturite riflessioni interessanti a partire dalla stessa copertina, i ragazzi hanno capito che non stavano per leggere un libro per bambini, come in apparenza poteva sembrare, bensì un testo profondo che li avrebbe aiutati a comprendere il mondo che gira loro attorno.
Il testo all'interno dell'albo è breve e denso, strettamente connesso alle immagini che ne illustrano i contenuti e con poche parole riesce a scendere in profondità e a far mettere in moto fantasia, ma anche a sviluppare capacità di rielaborazione critica.
I personaggi sono uomini e donne che vivono un'esistenza difficile e precaria ai margini della città benestante che finge di non vederli: un anziano partigiano, ragazze e ragazzi immigrati, membri di famiglie numerose, un omosessuale malato terminale, una tossicodipendente costretta a prostituirsi e clochard ridotti a vivere in strada perché cacciati dai familiari.
Queste persone vengono viste nei vari momenti della quotidianità, ovvero quando dormono, quando si svegliano, quando vanno al lavoro, quando vanno al lavoro, quando si fanno male e devono ricorrere alle cure mediche, oppure quando trascorrono il tempo libero in compagnia, immaginando, alla fine, che tutti insieme possano fare un gioioso banchetto che faccia dimenticare tutti i problemi che si ritrovano costretti ad affrontare ogni giorno.


Dopo la lettura dell'albo, i ragazzi hanno svolto diverse attività che li hanno visti protagonisti delle storie vissute dai personaggi del libro, arrivando a creare un video con le interpretazioni personali dei vari Ling, Tamara, Marisa, Jamila, Shana, Pap, Carlo Alberto, Salvatore e Oscar presenti nell'albo.
Si sono anche cimentati in vari momenti di riflessione scritta, soprattutto in modalità quick-write, e sotto si possono leggere i loro scritti elaborati a partire da una domanda stimolo assegnata.
Quale tra questi personaggi ti ha colpito di più? Motiva la risposta.
Ivan, un uomo alcolizzato che vive in strada. Si consola con l’alcool del suo dolore invece di fare del male ad altre persone (Riccardo R.)
Ling, la ragazza cinese che vive e lavora in un capannone. Mi ha colpito il fatto che deve ricordarsi tutti i particolari che vede per farli rimanere in mente, dato che non può comprarsi una macchina fotografica (Sara, Eleonora, Sophia, Daniele, Helena, Giulia); poi deve lavorare in un capannone anche se è giovane e la sua vita è molto faticosa (Christian).
Mimma, perché ha molti fratelli, come me, e come me si occupa di loro, anzi anche dei loro figli perché alcuni miei fratelli sono grandi (Gabriella)
Oscar, perché si è ridotto a vivere in strada a causa del gioco (Alessandro G.)
Pablo, perché va a rubare, cambia molti lavori e ha molte donne (Riccardo E., Alecsandru B.)
Salvatore, perché da giovane è stato un partigiano, un uomo coraggioso che ha combattuto contro i fascisti e i nazisti; ora che è anziano però vive solo e viene a trovarlo ogni tanto solo suo nipote e questo mi dispiace (Alexandru T., Andrea)
Tamara, perché come me suona la chitarra; si prostituisce e vende la droga, ma lo fa solo per avere soldi e per riuscire ad aiutare e riavere con sé il suo bambino di un anno (Alice).
Viorel, perché cerca di divertirsi nonostante non ci siano mai i suoi genitori e debba sempre badare ai suoi fratellini (Maria).
Ivan, perché mi ha fatto capire come un senzatetto possa passare da avere una casa e una famiglia a non avere più niente; mi ha colpito anche il fatto che provi a chiamare la sua famiglia anche solo per sentire le voci, ma poi non ha il coraggio di parlare (Alessandro R.)
 
Quale personaggio vive l’esistenza più disagiata secondo te? Motiva la risposta.
Carlo Alberto, perché sa che dovrà morire come il suo fidanzato e non sa a chi lasciare i cani (Riccardo R., Sara, Eleonora, Alexandru T., Sophia, Alessio, Helena, Giulia, Maria, Alessandro R.).
Tamara, perché è costretta a drogarsi e a prostituirsi (Gabriella, Daniele, Luca, Riccardo P.) e ha un figlio piccolo che non può mantenere (Alessandro G.); il figlio vive in una casa famiglia, glielo avranno portato via gli assistenti sociali, e lei può solo andare a trovare ogni tanto (Andrea).
Ivan, perché è alcolizzato e costretto a vivere nella cavità di un tufo (Riccardo E., Alecsandru B.)
Salvatore, perché è diventato vecchio e sta spesso a letto da solo (Christian)
Oscar, perché è diventato povero a causa del gioco e suo figlio, quando passa in strada, finge di non vederlo (Alice).
Quale personaggio potrebbe diventare tuo amico? Motiva la risposta.
Carlo Alberto, perché abbiamo in comune il fatto che ci piacciono i cani (Riccardo R.) e le persone omosessuali mi stanno simpatiche perché sono sensibili (Riccardo P.)
Salvatore, perché mi piacerebbe ascoltare le sue storie sulla guerra (Arbi)
Ling, perché è attenta ad ogni dettaglio come me (Eleonora, Helena) e anche a me piace sognare le cose che non posso avere (Sophia); poi la stimo per la sua memoria (Daniele) e mi sembra anche una persona educata e simpatica (Giulia); inoltre io conosco un po’ di cinese, quindi potremmo scambiare qualche parola e diventare amiche (Maria).
Viorel, perché il pomeriggio sono quasi sempre solo e non ho nessuno con cui passare il tempo (Alessio)
Tamara, perché suona la chitarra come me e potremmo suonare e cantare insieme (Alice)
Quale personaggio ti sentiresti in grado di aiutare? In che modo?
Potrei aiutare Ivan, che nei sogni vede sfuggirgli il cibo, portandolo a casa mia e offrendogli da mangiare; cercherei poi di farlo smettere di bere, ma mi dovrebbe aiutare qualcuno più esperto di me, un’associazione di volontari magari (Riccardo R., Riccardo P.).
Accompagnerei Tamara al SERT per aiutarla ad uscire dalla tossicodipendenza (Arbi)
Ling, perché le comprerei una macchina fotografica (Sara, Eleonora, Sophia, Daniele)
Salvatore perché non lo farei più sentite solo e andrei a fargli compagnia (Gabriella), lo ascolterei volentieri mentre racconta le sue avventure passate da partigiano (Alexandru T.) e lo aiuterei a vestirsi (Christian); potrei anche trovargli una buona casa di cura (Alice).
Potrei aiutare Carlo Alberto facendogli compagnia (Alessandro G.), porterei anche a passeggio i suoi cani quando è stanco e andrei a comprargli le medicine (Alexandru T., Giulia); potrei anche adottare i suoi cani quando lui non può occuparsene (Alessio, Helena).
A Viorel potrei dare un po’ di soldi, così i suoi genitori potrebbero lavorare meno e stare più a casa con i figli (Maria).
Ti è mai capitato di vedere qualche persona che potrebbe risiedere in questa Altracittà descritta nel libro?
Sì: barboni che vivono alla stazione o in Piazza Guido Monaco (in Albania qualcuno cerca il cibo tra i rifiuti), persone che chiedono l’elemosina, uomini di colore che vendono oggetti in spiaggia o che lavano i vetri delle macchine ai semafori, immigrati che abitano nel centro accoglienza di Civitella.
Ad Arezzo le persone che vivono alla stazione hanno anche raccolto le firme per far riaprire un dormitorio, chiuso durante l’estate, perché la notte iniziano a scendere le temperature e loro hanno molto freddo.
L’uomo che ha cominciato la raccolta delle firme ha raccontato di essere andato a vivere in strada a 16 anni. Ha anche detto che la notte qualche persona si è divertita a tirargli dei sassi addosso.
Qui il link dell'articolo del Corriere di Arezzo, fonte della nostra notizia:

Qual è la tua reazione quando li vedi?
Li ignoro fingendo di non vederli perché non ho il coraggio di parlarci se sono adulti.
A volte cerco di togliermi il senso di colpa “allungando” qualche spicciolo.
Se sono ragazzi però è capitato che ci abbia giocato al pallone.
A volte mi chiedo come fanno a vivere così e come hanno fatto a ridursi a vivere in quel modo.
Qualche volta provo pena, altre volte se li vedo che litigano o dicono delle bugie mi fanno un po’ rabbia.
Però se ci penso bene non posso giudicarli perché della loro vita non so nulla e se si sono ridotti a vivere in povertà vuol dire che sono stati costretti.
Ti è piaciuto leggere questo albo?
Sì, anche se all’inizio ci sembrava un libro per bambini. Dopo averlo letto abbiamo capito che l’argomento è molto crudo rispetto a quanto sembra, ma è descritto con poche parole ben scelte e la realtà difficile risulta più delicata. Anzi, le parole, proprio perché sono poche, sono più concentrate e il loro significato è più “forte”. Poi nel finale, con tutti i personaggi che mangiano insieme e la foto scattata finalmente da Ling, il messaggio è positivo: tutti sono contenti e hanno la speranza di vivere bene. I personaggi poi è vero che sono persone povere, ma hanno una vita come tutti gli altri: dormono, mangiano, lavorano, si curano se stanno male, passano il tempo libero da qualche parte… noi li immaginiamo a fare niente, come se fossero persone finte. Invece sono persone vere. Come noi. Spesso anche in tv si parla di immigrati, ad esempio, solo quando ci sono reati. Non è giusto parlare così. Sono persone con una loro vita, come tutti. Come noi.
 
  







Le nostre interpretazioni dei personaggi dell’albo attraverso le foto
Giulia e Sophia – Ling intenta a cucire di fronte
Alice – Tamara e la sua chitarra
Riccardo E. - Pap che lava i vetri alle auto allineate al semaforo (con Riccardo P. e Alessio, all'interno dell'auto, che lo guardano scocciati)
Riccardo R. - Ivan in piena sbronza
Alexandru - Carlo Alberto che può solo guardare i dolci nel bancone della pasticceria
Gabriella, Sara ed Helena - Jamila e Shana che stanno sempre insieme e pettinano i loro lunghi capelli scuri
Gabriella - Marisa che scende le scale della metropolitana con le sue buste di plastica
Arbi - Oscar che si sistema tra i cartoni per prepararsi a dormire in strada
Arbi, Christian, Andrea, Christian - Salvatore che, disteso, si avvolge con i colori della bandiera italiana che da giovane, visto il suo passato da partigiano, si è ritrovato a difendere.
Daniele ha infine riprodotto l'illustrazione presente nella copertina dell'albo.


Qui il video che è stato prodotto


I ragazzi hanno infine scritto alcune domande che avrebbero voluto fare direttamente alla scrittrice, approfittando del fatto che la prof aveva promesso loro di provare a contattare la scrittrice in persone via Messenger.
 

Domande che ci piacerebbe fare alla scrittrice Mia Lecomte.
Come Le è venuta l’idea di scrivere questo libro che parla di un argomento così delicato?
Perché proprio la scelta dell’albo e non di un romanzo?
Ha conosciuto personalmente alcune persone che nomina nell’albo? Se sì, le ha aiutate?
Cosa prova quando vede persone che potrebbero vivere nella sua Altracittà?
Come è stato scelto il disegnatore del suo albo?


E la scrittrice Mia Lecomte, contattata davvero via Messenger, ha gentilmente risposto alle nostre domande, rendendo tutti inizialmente increduli e, subito dopo, estremamente felici!!!
Che colpaccio, ragazzi!!!!

Questa la sua mail di risposta alle nostre domande:


Queste le risposte di Mia Lecomte:

Come Le è venuta l’idea di scrivere questo libro che parla di un argomento così delicato?
L’idea mi è venuta dai miei figli. Ne ho tre, due femmine e un maschio, che ormai sono grandini (25, 20 e 18 anni…). Mentre la mattina li portavo a scuola in macchina, a Roma, mi facevano un sacco di domande su quello che vedevano: perché lava i vetri, perché cammina tutto storto, perché dorme per strada, ma non ce l’ha una casa, e i sui bambini?.... E così abbiamo trovato insieme delle risposte. Tutti i miei libri per bambini sono nati da idee dei miei figli, gliene ho rubate un sacco! E infatti adesso che sono grandi non scrivo quasi più libri per bambini…
Perché proprio la scelta dell’albo e non di un romanzo?
Perché il discorso era nato appunto dalle chiacchiere mattutine con dei bambini, che mi obbligavano a rivedere tutto con i loro occhi…
Ha conosciuto personalmente alcune persone che nomina nell’albo? Se sì, le ha aiutate?
 
Mi sono ispirata ad alcune persone che ho conosciuto (e aiutato un po’, con tutti i miei limiti). Amici e conoscenti, grandi e piccini, in centri per i rifugiati, i migranti, soprattutto. Oppure conosciuti parlandoci per strada, quando mi fermavano per chiedere soldi…
Cosa prova quando vede persone che potrebbero vivere nella sua Altracittà?
Penso che se la vita non avesse voluto che fossi io a scrivere di loro, potrebbero essere loro a scrivere di me… Certe cose dipendono solo dalla fortuna/destino, non dal merito. È sottile sottile la barriera che separa le nostre vite da quelle degli altri, e le cose potrebbero improvvisamente ribaltarsi, cambiare.
Come è stato scelto il disegnatore del suo albo?
Andrea, che ormai è un caro amico con cui spero di fare molti altri libri, l’ho conosciuto in occasione del mio/nostro libro precedente: Come un pesce nel diluvio (non so se l’avete visto, anche qui si parlava di eroi piccoli e di cose importanti da fare uniti, tutti insieme). È stato l’editore (Sinnos) che ci ha presentati, perché pensava che avremmo potuto comprenderci bene. E infatti è stato così!
Io e Andrea abbiamo in cantiere anche un altro libro, per cui finora non siamo riusciti a trovare un editore. Si chiama Gli spaesati, e racconta in poesia di animali fuori habitat, migrazioni che richiamano ironicamente altre migrazioni di cui tutti siete a conoscenza.
Vi mando il testo da leggere, in anteprima, attraverso la vostra insegnante. E quando forse un giorno sarà pubblicato vi avviserò.

Grazie tantissimo di aver voluto lavorare per l’Altracittà, non potete immaginare quanto mi avete fatta felice!
E vi invidio anche un po’: avessi io avuto un’insegnante come la vostra…
Un abbraccio a tutti   M.
Grazie a lei per la sua cortesia da parte di tutti noi.




martedì 3 ottobre 2017

Percorso sui diritti umani






PARLIAMO di DIRITTI e DOVERI

04 ottobre 2017
Nella nostra prima lezione di storia abbiamo parlato della “Belle Epoque” e della realtà sociale, economica e politica europea di fine Ottocento.

Abbiamo integrato le informazioni del libro leggendo un brano riferito ad Emmeline Goulden Pankhurst.

Chi era Emmeline?

Era una suffragetta, cioè una ragazza inglese, vissuta nei primi del 1900, che si batteva per far ottenere il diritto di voto alle donne.
In quegli anni vi era infatti una forte discriminazione di genere:
- si ritenevano gli uomini più importanti e più intelligenti delle donne;
- le donne non avevano tutti i diritti degli uomini;
- gli uomini potevano votare, le donne no.
Nel 1918, dopo che in Inghilterra anche i maschi si accorsero di quanto fossero state utili le donne quando gli uomini erano al fronte, venne concesso il suffragio universale e finalmente anche le donne riuscirono ad ottenere il diritto di voto come gli uomini (in Italia questo è avvenuto solo nel 1946).
Ma perché Emmeline vuole che le donne ottengano il diritto di voto?
Ecco spiegata la domanda usando le sue stesse parole:
Voglio che le donne abbiano gli stessi diritti degli uomini e voglio votare.
 Voglio scegliere chi mi governa.
 Voglio decidere chi scrive le leggi, anzi, voglio essere eletta, così sarò io stessa a scrivere le leggi
(dal libro “Io dico no” di D. Aristarco)
In queste parole ritroviamo il DIRITTO/DOVERE di andare a votare per eleggere i rappresentanti del Parlamento, luogo in cui si fanno le leggi, e, se si vuole, di essere eletti.
Questo diritto è garantito in alcuni documenti importanti che studieremo quest’anno:
- la COSTITUZIONE ITALIANA, cioè il testo base di tutte le leggi del nostro paese, composta da 139 articoli ed entrata in vigore il 1 gennaio 1948 (art. 48 e 51)
- la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO, redatta dall’ONU, composta da 30 articoli ed entrata in vigore il 10 dicembre 1948 (art. 21)



Ma cosa vuole dire DIRITTO? Cosa vuol dire DOVERE?
Utilizziamo un altro libro intitolato La Costituzione spiegata ai ragazzi in cui vengono definiti in modo molto chiaro questi due importantissimi concetti:
il DIRITTO è una cosa che puoi scegliere di fare oppure no (se decidi di farla nessuno può impedirtelo);
il DOVERE è una cosa che decidono gli altri e tu sei obbligato a fare.
Nella Costituzione italiana, all’art. 2, si parla proprio di diritti e doveri, perché la Repubblica garantisce i diritti dei suoi cittadini, ma richiede anche che i suoi cittadini adempiano a dei doveri.
Utilizziamo anche questa filastrocca, presente nel libro, per comprendere meglio cosa sono DIRITTO e DOVERE:
“Diritto alla vita, diritto al nome
diritto ad esprimere la nostra opinione
diritto ad essere liberi e mai sfruttati
diritto al rispetto, mai offesi o umiliati.
Diritti che vegliano la storia di ognuno
e che preferenze non fanno a nessuno.
Violarli vuol dire tradire davvero
il patto che lega un popolo intero.
Un patto che viene dai nonni coraggio
che hanno lottato per farcene omaggio.
Anche tu hai il compito di far da guardiano
Perché questo bene non ci sfugga di mano.
Se chiami un DIRITTO risponde un DOVERE
chi ha sete beva, ma lavi il bicchiere
così chi vien dopo ha il bicchiere pulito.
Diritto e dovere…non so se hai capito!”
Nel testo si dice che “se chiami un DIRITTO risponde un DOVERE”.

Noti che nel regolamento scolastico affisso in aula c’è la colonna dei diritti e quella dei doveri?
Proviamo a fare insieme qualche esempio:
Io ho il diritto di dire cosa penso, ma ho anche il dovere di ascoltare gli altri
Io ho il diritto di mangiare, ma ho anche il dovere di non sprecare cibo.
Adesso prova tu a fare qualche esempio:
Io ho il diritto di …………………………, ma anche il dovere di ……………………………
Io ho il diritto di …………………………, ma anche il dovere di ……………………………
Io ho il diritto di …………………………, ma anche il dovere di ……………………………

E, sempre rimanendo in tema di diritti, proviamo a vedere che cosa sono i DIRITTI UMANI.
Già solo a leggerle, si capisce che le due parole rivestono un significato fondamentale.
Stavolta per spiegarle utilizzeremo due filmati, un cortometraggio ed un breve video di Amnesty International.
Guardiamo prima questo breve cortometraggio che lo spiega in modo semplice (e fa vedere anche quanti di noi neppure sappiano cosa siano, pur essendo fondamentali per la vita stessa)



E guardiamo poi questo breve video, realizzato a scopo didattico da Amnesty International, una delle associazioni più attive per la tutela dei diritti dell'uomo.




Ti anticipo che le classi terze della nostra scuola affronteranno proprio un percorso sui Diritti Umani che confluirà in una giornata trascorsa al Meeting che si svolgerà al Mandela Forum di Firenze.
Oggi abbiamo messo il primo tassello.
Nelle prossime settimane continueremo a parlare dei diritti umani proprio a partire dai due video appena visti.
Sarà proprio un tuo diritto/dovere seguire con la massima attenzione questo percorso.



12 ottobre 2014

Se solo tutti gli stati rispettassero la Dichiarazione dei diritti umani, nessun uomo vivrebbe in condizione di disagio e non esisterebbe alcuna disuguaglianza sociale.
Purtroppo sappiamo che non è così.
La Dichiarazione dei diritti umani è solo un pezzo di carta se gli stati non ne seguono le direttive nei loro documenti costituzionali o decidono semplicemente di disattenderla.
Aveva ragione Eleanor Roosvelt, moglie del presidente americano Franklin Delano Roosvelt, attivista dei diritti umani e tra le principali promotrici della Dichiarazione stessa: i diritti umani vanno rispettati per prima cosa nei piccoli luoghi, nella vita quotidiana, assicurando in ogni momento della giornata pari dignità e pari opportunità a tutti gli uomini, e tutti noi dobbiamo essere investiti del carico di tale responsabilità.
"Dove iniziano i diritti umani universali? In luoghi piccoli, vicino casa, così vicini e così piccoli che non sono visibili su nessuna mappa del mondo. Eppure si tratta del mondo della singola persona: il quartiere in cui vive, la scuola o l'università che frequenta, la fabbrica, l'azienda o l'ufficio in cui lavora. Questi sono i luoghi in cui ogni uomo, donna, bambino o bambina, cercano per giustizia pari opportunità e pari dignità, senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato qui, ne avranno ben poco altrove. Senza un'azione organizzata per sostenere questi diritti nei luoghi piccoli, cercheremo invano il progresso nel più vasto mondo".
Purtroppo giornalmente assistiamo a diritti umani disattesi.
Purtroppo giornalmente assistiamo a disuguaglianze sociali di qualsiasi tipo.
Basta accendere la tv, ma anche farsi un giro in alcune zone della nostra città poco conosciute o che tutti fingiamo di non vedere, come abbiamo letto e approfondito nell'albo illustrato "L'Altracittà" di Mia Lecomte.
Qui il lavoro sull'albo svolto dalla classe 3D

Sono tante le persone costrette a vivere in condizione di disuguaglianza dai propri simili per le ragioni più svariate, ma tutte accumunate dal fatto di vedere i loro diritti umani calpestati assieme alla loro dignità di uomini e donne.
In classe abbiamo affrontato il tema degli immigrati e dei rifugiati perché lo riteniamo uno degli argomenti  più scottanti che la realtà contemporanea ci pone di fronte e che è del tutto inutile fingere di ignorare.


Questa è la carta europea contenente muri o barriere con filo spinato posti attualmente al confine degli stati che intendono impedire l'accesso ai migranti.


 
Siamo partiti dalla visione del trailer di "Human Flow", il film-documentario dell'artista cinese Ai Weiwei incentrato sul fenomeno delle migrazioni e ci siamo soffermati sulle parole pronunciate dai protagonisti del film, veri migranti, veri rifugiati politici e vere persone che hanno avuto contatti umanitari con loro, riflettendo sul loro profondo significato.




Essere rifugiato è molto più di uno status politico.
Si tratta della forma più pervasiva di crudeltà che si possa esercitare contro un essere umano. Si priva con la forza l'essere umano di qualsiasi aspetto che rende la vita non solo tollerabile, ma anche dotata di un valore.

Più si diventa indifferenti alla sofferenza delle persone, più aumenta il pericolo.
Ed è fondamentale che insistiamo sulla nostra umanità.

Sono 60 giorni ormai che vago senza meta con mio figlio, nessuno ci ha fatto vedere dove bisogna andare. Dov'è che dovrei ricominciare la mia vita?

Se i bambini crescono senza speranza, senza alcuna prospettiva per il futuro, senza alcuna consapevolezza di poter fare qualcosa con la propria vita, saranno esposti ad ogni genere di strumentalizzazione, inclusa la radicalizzazione.

Sono arrivati gli agenti e hanno detto loro: "Non otterrete mai i documenti per proseguire. Potete scegliere di andare volontariamente, altrimenti vi arrestiamo"

Io ti rispetto. Dobbiamo rispettarci. Rispetto il tuo passaporto e te.

Sarà importante riuscire a capire che il mondo si sta restringendo e persone di diverso credo religioso e diversa cultura dovranno imparare a convivere le une con le altre.







Abbiamo poi letto un brano, tratto dal libro di Fabio Geda "Nel mare ci sono i coccodrilli", in cui un migrante - Enaiatollah Akbari - si ritrova stipato per giorni e giorni sul retro di un camion per lasciare il suo paese martoriato e quando compie la pericolosa traversata nel Mediterraneo sopra un precario canotto. Quindi, come sempre facciamo, ne abbiamo discusso tutti  insieme.


 Quindi abbiamo visto un nuovo video, in cui dei bambini dichiarano cosa pensano degli immigrati che arrivano nel nostro pase




 








L'importanza delle parole



Nelle prime attività di accoglienza abbiamo letto e ascoltato il testo di alcune canzoni e poesie, ponendo particolare attenzione all'utilizzo delle parole.
Ci siamo resi conto, ad esempio, che la canzone “E state” di Gabbani, tormentone estivo canticchiato con giocosità, non è per niente allegra
Proviamo a porre attenzione a queste parole:

tra le granite e le granate

Sono due parole di suono simile ma di significato diverso (una è una bevanda, l’altra un’arma), quindi il cantautore ha trovato un espediente poetico per rendere più originale la sua canzone: ha usato un’assonanza, cioè ha cambiato solo le vocali di una parola per dare un effetto sonoro di larga presa.


Passando a chiedere ai ragazzi qual è stato il brano estivo che hanno ascoltato più volentieri, le risposte sono state varie e ci siamo soffermati per prima cosa su "L'esercito del selfie", altro tormentone che ha riscosso un certo successo.
Si erano tutti resi conto che nel ritornello i ragazzi sono descritto con l'Iphone sempre in mano, ma privi ormai di qualsiasi contatto umano tra loro?
Non tutti, anzi, decisamente pochi.


Poi siamo passati al rap, genere musicale tanto amato dai giovani, in particolare sul testo del brano "Il primo" di Gemitaiz, che la prof non conosceva (...del resto ha un'altra età!), e vi abbiamo notato immagini ed espressioni poetiche molto suggestive.
Questa, ad esempio:

Mi guardano d’alieno perché in testa ho un treno

Una bella metafora che dà l'idea della velocità con cui i pensieri scorrono sulla testa.

Oppure questa:

“Quando mi nascondo per toccare il fondo del cestino”

Altra metafora, molto forte, che serve per indicare il punto più basso e più sporco dell’esistenza di una persona.
Decisamente una sorpresa, anche per la prof

 A cosa ci è servito iniziare l'anno con l'ascolto di brani musicali?
A capire che i cantautori e i rapper scelgono con cura le parole per esprimere i loro pensieri
A capire che i cantautori e i rapper scelgono con cura le parole per suscitare emozioni in chi legge.
Esattamente ciò che fanno i poeti.
Rap e poesia o, più in generale, musica e poesia, non sono assolutamente mondi distanti.
Tutt'altro.
Quando a breve studieremo i poeti, vi troveremo perciò una medesima predisposizione d'animo ed una uniformità di intenti. 

Abbiamo quindi cominciato a capire quanto siano importanti le parole?
Credo di sì.

Le parole sono potenti.
Possono fare BENE, darci gioia, soddisfazione.
Ma possono anche fare male, molto MALE.
Il dibattito che ne è seguito non poteva che suscitare interesse e coinvolgimento tra i ragazzi.
Hanno riflettuto su quali sono le parole che procurano felicità e quali invece feriscono se rivolte a loro stessi.
Hanno dato ragione al grande Carlo Levi quando diceva che"Le parole sono pietre"
Ed hanno dichiarato di essere in perfetto accordo con questo espresso in questo brano che rappresenta la  prefazione ad un libro carinissimo, intitolato “Drilla”, incentrato sul ruolo fondamentale che hanno le parole nella vita di tutti i giorni.
Questo il brano letto: 

"Nel libro le parole, quelle usate tutti i giorni, quelle di cui sono piene i dizionari, quelle difficili di cui pochi conoscono il significato, sono potenti, molto potenti. Il libro fa la storia di una parola, la fa nascere, crescere, diventare importante.
Ci spiega, così, uno dei grandi segreti dell'umanità e ci mette in guardia nei confronti di chi nutre poco rispetto per questa meravigliosa ricchezza dell'umanità, le parole, appunto.
Le usiamo continuamente, ce le troviamo lì, pronte, ma riflettiamo poco sul loro straordinario potere.
Chi ne conosce molte, o moltissime, chi, parlando e scrivendo, usa una lingua molto ricca di parole, spesso ottiene successo, denaro e consenso.
C'è questa determinante divisione tra quanti conoscono e adoperano poche parole e quanti sorprendono per la ricchezza e la varietà della loro conversazione [...].
Una brutta abitudine dei nostri tempi è quella che induce ad accontentarsi di poche parole, sempre le stesse, fra l'altro usate in varie occasioni.
Chi conosce poche parole è davvero povero, anzi è a un livello di povertà molto penoso, perché la mancanza di parole rende scarse le idee, impedisce di comunicare, non consente di farsi capire, a volte può produrre isolamento, altre volte crea equivoci, fa nascere litigi, risse, incomprensioni [...] .
Nel nostro mondo è proprio alla scuola che si devono chiedere le parole.
Purtroppo nelle scuole a volte non si parla abbastanza e questo è un grave difetto.
Bisogna usarle, infatti, le parole per farle aumentare, per renderle più vive, per evitare che diventino pietre, come ha detto un grande scrittore.
Succede anche questo: chi ha molte parole le lancia contro chi ne possiede poche, e allora sono sassi, fanno male, feriscono, lasciano tracce a volte incancellabili".

Parole, quelle di questo brano, da tenere sempre a mente, sia per i ragazzi, che dimostrano di avere questa consapevolezza ancora da consolidare, ma anche per noi adulti, che non sempre siano cosci dello straordinario potere derivante da ciò che quotidianamente diciamo.